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28.10.2007

Tu dimentichi

CarX XXXXXX,

Sto leggendo Carver. Mi fa sentire piccolo indifeso, inutile; anche se in questo il maestro è Salinger. Sto lavorando su un racconto e per quanto mi sforzi, lo trovo inutile; è inutile. Leggere, capire, riflettere è la peggiore delle scelte che io possa fare. Sono convinto che se continuerò a leggere Tolstòj o Kafka, non mi azzardo a citarne altri, non scriverò più una parola. Una sola lettera. Il loro peso, la loro presenza, il ciglio che si sbatte e che si contraria, lingombro delle loro parole lo avverto intorno a me, sopra la penna, dentro lagenda, nel file del computer che apro e che subito richiudo, è totalizzante.

Il problema dei miei scritti erano le storie, pensavo. Adesso mi rendo conto che è tutto da riscrivere, da iniziare daccapo, con più forza, attenzione, determinazione. Scrivere sta diventando come gli scacchi, una malattia. Lossessione delle parole, il loro peso, langoscia delle azioni dei personaggi che poi sono le mie azioni o forse sono solo i movimenti che vorrei fare e i pensieri che vorrei avere il coraggio di avere, si annullano e sono ovunque, non ci sono mai, sono il verme che si mangia il mio stomaco e non me lo vuole restituire.

Prima pensavo anche a XXXXX, a XXXX, a XXXXXXX, al XXXXX XXXXXXXX. Non mi capitava da tempo; è un periodo chiuso, che forse non è nemmeno mai cominciato. Almeno per me. È necessario distaccarsi dalle cose, per affrontarle, per realizzarle. E forse la mia rovina è proprio questa, da alcune situazioni resterò per sempre aggrovigliato, mangiato, non riuscirò mai a disfarmene; e ne sono sicuro che sarà così. Il tempo non può lenire, dimenticare, quello che la mia mente da sola, per uno strano meccanismo di autodifesa distrugge autonomamente con il primo contatto. Ma pensavo a XXXXX, a come è cambiata la mia percezione negli anni anche se a pensarci bene neanche poi tanto; a XXXXXXX, che ha quel sorriso bonario, sembra un bravo padre di famiglia, senza che poi necessariamente lo sia, e verso il quale provo uno strano sentimento, che non è stima né affetto, ma è quel sentire che hanno i nipoti o i cugini verso uno zio che è andato in guerra ed è tornato vivo, certo, ma non capisce più niente, fraintende le parole, confonde le date, e nonostante questo rappresenta qualcosa di scomparso, di inutile, di andato, che continua a essere monito. E poi pensavo al XXXXXXXX, a quella lettera che a così poca distanza mi fa sorridere, a come le cose sembrano piccole dallinterno e grandi da fuori, secondo un processo che mi è sconosciuto e che sto imparando ad apprezzare.

XXXXXX, mi sembra tutto così lontano. Quella presentazione, con tutti che applaudivano, sembravano commossi, sorridevano come alla fiera del paese cui si incensa il maiale che presto verrà sgozzato, mi è sembrata una cosa piccola. E io stesso piccolo più piccolo di tutti, benché condividere la sedia con una delle poche persone che stimo mi aiutasse a equilibrarmi da quello sfacelo che vedevo intorno e dentro me. Mi chiedo se la letteratura è missione, dovrebbe essere anche conoscenza dei propri limiti, prima conoscenza dei propri ostacoli e dovrebbe trovare proprio in riflessioni di questo tipo la sua forza e la sua debolezza.

Non lo so perché ti ho scritto questa lungaggine. Forse perché non avrei saputo a chi parlare, forse perché ho bisogno, ma non mi permetterò mai di ammazzare il tuo tempo e le tue energie, più di quanto già non faccia deliberatamente ora, di avere un appiglio in questo devastante uragano di impulsi e tragedie che vengono dai libri e dalla vita, più dai primi che dalla seconda. Se penso a quanto tempo perdo, a quanto ne perderò, mi viene in mente solo un pezzo di pizza con la mozzarella fumante che si scioglie e scotta la lingua quando viene mangiato. E la mia lingua con quel pezzo di pizza carico di grasso si ustiona e non guarisce più.

XXX

scritto da Shake166 alle ore 20:36 commenta    leggi commenti (7)

28.10.2007

Italietta al Bar (televisivo)



Per sentirsi meno piccoli, o solo più soli, in alcuni casi basta accendere la televisione la domenica pomeriggio. Rileggevo sul letto, nella penombra che solo i pomeriggi di pioggia offrono, Cattedrale, quando, pensierosa, ho chiuso la pagina che si fa spessore sotto il tratto e ho acceso la televisione. Dopo un brevissimo peregrinare (in gergo zapping) sono approdata a canale cinque, nello specifico a Buona Domenica condotta da Paola Perego. La conversazione verteva, in un modo intellettuale e innovativo, come solo i programmi televisivi domenicali riescono a fare, sulla ferita psicologica inferta da Daria Bignardi a Marina Ripa di Meana durante unintervista fatta dalla stessa Daria a Lucrezia Lante della Rovere. Laccusa? La Bignardi avrebbe dato della "pazza" alla Ripa di Meana mentre intervistava la figlia di quest'ultima invitata alle Invasioni Barbariche per promuovere il coraggioso film "SMS".
Indignata, la Ripa di Meana per annientare questa, a suo avviso, accusa infondata, ha trovato tre ottime soluzioni per risolvere la questione e dimostrare a tutta Italia la sua caratura: "Ho sfidato la Bignardi a un duello a pesci in faccia, a torte in faccia o...a calci nel culo". La conclusione, sempre più frequente negli asili e in qualche scuola elementare arretrata, è stata "Daria non fare la codarda, rispondimi e domenica prossima veniamo a risolvere tutto qui, a Buona Domenica".
Rincuorata sono tornata al mio libro. In fondo questa altro non è che una piccola, buona cosa.


scritto da Shake166 alle ore 17:46 commenta    leggi commenti (1)

25.10.2007

Pensiero Diffuso

CHE L'ESTETISTA FACCIA L'ESTETISTA
CHE IL COMMERCIANTE FACCIA IL COMMERCIANTE
CHE IL DOTTORE FACCIA IL DOTTORE
CHE L'AVVOCATO FACCIA L'AVVOCATO
CHE IL SARTO FACCIA IL SARTO
CHE LO SPAZZINO FACCIA LO SPAZZINO
CHE IL LIBRAIO FACCIA IL LIBRAIO
CHE L'INSEGNANTE FACCIA L'INSEGNANTE
CHE L'ASSASSINO FACCIA L'ASSASSINO
CHE IL GIUDICE FACCIA IL GIUDICE
CHE IL CERAMISTA FACCIA IL CERAMISTA
CHE IL MANOVALE FACCIA IL MANOVALE
CHE IL TASSINARO FACCIA IL TASSINARO
CHE IL BARISTA FACCIA IL BARISTA
CHE IL MISSIONARIO FACCIA IL MISSIONARIO
CHE L'ESATTORE DELLE TASSE FACCIA L'ESATTORE DELLE TASSE
CHE IL BARBIERE FACCIA LA BARBA
CHE IL BALLERINO FACCIA IL BALLERINO
CHE L'INTELLETTUALE FACCIA L'INTELLETTUALE
CHE LA FARMACISTA FACCIA LA FARMACISTA
CHE IL RICERCATORE FACCIA IL RICERCATORE
CHE LO STAGISTA FACCIA LO STAGISTA
CHE IL DIRETTORE DI BANCA FACCIA IL DIRETTORE DI BANCA
CHE LO STUDENTE FACCIA LO STUDENTE
CHE L'IMPIEGATO FACCIA L'IMPIEGATO
CHE IL CANTANTE FACCIA IL CANTANTE
CHE IL VIAGGIATORE FACCIA IL VIAGGIATORE
CHE IL CUOCO FACCIA IL CUOCO
CHE IL CAMERIERE FACCIA IL CAMERIERE
CHE IL FACCHINO FACCIA IL FACCHINO
CHE IL PROGRAMMATORE FACCIA IL PROGRAMMATORE
CHE IL DENTISTA FACCIA IL DENTISTA
CHE IL PRESTIGIATORE FACCIA IL PRESTIGIATORE
CHE IL PILOTA FACCIA IL PILOTA
CHE IL CHIMICO FACCIA IL CHIMICO


E CHE NESSUNO DI QUESTI PER FAVORE FACCIA LO SCRITTORE


scritto da Shake166 alle ore 10:09 commenta    leggi commenti (8)

23.10.2007

Donne

Non bisogna essere gelosi delle proprie parole. Sono sempre di qualcunaltro. Non solo nostre. Bisogna essere gelosi solo delle donne. Sono l'unica cosa per cui vale la pena morire.


scritto da Shake166 alle ore 23:05 commenta    leggi commenti (3)

22.10.2007

Ortgies automatica calibro 7,65

- Non lasciarmi andare, - ordinò Sybil. - Tienimi forte, adesso.
- Signorina Carpenter. La prego. Conosco i miei doveri, - disse il giovanotto. - Tu devi solo tenere gli occhi bene aperti per il caso che passi qualche pescebanana. Questo è il giorno ideale per i pescibanana.

scritto da Shake166 alle ore 14:33 commenta    leggi commenti (0)

20.10.2007

Il tratto..


Cara XXXXX,

credo che lo scrittore sia sempre nel personaggio, la vita sua o altrui è specchio nello sguardo del folle, nel gesto dell'immorale. La sua abilità è nell'essere ovunque senza essere mai.

La promozione del libro, non puntava sulla città, che ha acquistato crescente potere e spessore da sola, durante la narrazione. Io ne ho solo raccontato lo spazio. E' molto brutto che adesso tutto - perfino un libro, che dovrebbe essere la cosa meno vincolata, la più libera - venga letto in chiave di marketing, promozione, vendita.

Nel libro io c'ho messo il cuore e non c'era spazio per obblighi o sensazionalismo. Nel libro c'è quello che io vedo, quello che sento e le ferite sono le mie, quelle dei miei amici, dei miei parenti, di chi passeggia e chi sta fermo.
Il tratto era leggero, dettato dall'amore, forse era la superficie sul quale veniva tracciato che ne ha amplificato esponenzialmente la forza, il colore.

E sì, il libro adesso non è più mio.
Ma quelle parole, alcune di quelle parole, io me le porto tatuate nel cuore.

Flavia

scritto da Shake166 alle ore 13:51 commenta    leggi commenti (2)

16.10.2007

Salitudine







no, non sto facendo niente. non scrivo, non guardo la televisione, a volte non mi sembra di respirare. e c'è solo il rumore che bussa. sempre più forte. bussa alle pareti della mia stanza e loro si muovono, che sembrano venire giù da sole, pietra su pietra, maceria su maceria. no, non sto facendo niente. e il niente mi entra dentro e mi sembra la cosa più bella del mondo. non so se ti invidio o no, che sei tutto preso. no, non ti invidio. stare così, con il nulla dentro, è come guardare il mondo da una mongolfiera che lentamente si sgonfia e si fa trascinare dal vento. sai che morirai ma ti godi il panorama.



scritto da Shake166 alle ore 16:25 commenta    leggi commenti (1)

15.10.2007





E' la sorte di tutte le bellezze quella di morire assassinate.

scritto da Shake166 alle ore 00:19 commenta    leggi commenti (2)

06.10.2007

Pronti (per cosa?)



E' uscita in libreria una nuova antologia. E' curata da Maria Sole Abate, ci sono racconti - fra l'altro - di Marco Missiroli, Luigi Mascheroni, Yuri Leoncini, Michele Vaccari, Davide Brullo e Barbara di Gregorio. C'è anche un mio racconto, che pubblico qui sotto.





Mi piace tenere la carta stagnola fra le mani, mi rilassa mentre aspetto che il telefono squilli. Fa caldo. Mi sono disteso sul divano, mutande e infradito di gomma, davanti al condizionatore. Mi sudano i piedi e gli incavi del braccio. Ho mal di testa.

Chiama Giulia, mi chiede di Caterina. Ma Caterina è andata a fare il provino. Si è alzata presto, ha preso il panino con il salmone e ha lasciato un post-it sullo schermo della televisione. Lo sa che così la rovina la tv, ma non c niente da fare, non le importa. Sul post-it ha scritto che Fabio ha detto di andare ed è andata. Dico a Giulia che Caterina non cè, lei dice va bene, la sento che aspira e poi attacchiamo.

Il condizionatore borbotta. Accendo la televisione, faccio un giro fra i canali. Non cè niente e mi chiedo perché ho comprato Sky. Metto su un dvd, uno a caso fra quelli che stanno sul tavolo vicino al frigo. Prendo il pacchetto di Malboro, lo fisso per un attimo e lo lancio contro la finestra. Non fa rumore o forse fa rumore ma non me ne accorgo, che è partita la sigla di Twin Peaks.

Le mani mi iniziano a sudare e stringo sempre di più la carta stagnola. Si accartoccia passivamente, stringo fino a quando le mie dita non si toccano fra loro e la pallina è un foglio compresso di rabbia e stanchezza.

Dalla finestra entra una luce gialla, sottile e fastidiosa. Abbasso il volume. Quando non so che fare mi siedo su una sedia. Cè una trapezista sopra di me che danza su un filo. Poi cade, si schianta al suolo. Dopo poco si alza, sorride, le persone applaudono e lei zoppicando se ne va. Ha una carriera finita. Avrà per sempre paura di buttarsi nel vuoto, non potrà più camminare. Cè una bambina che tira fuori la lingua davanti al banco dei gelati mentre una donna con i baffi riempie un bicchiere di granita. Cè un ragazzo con gli occhiali tondi che legge un libro e piange, mentre scuote la testa. Suona il telefono. Giulia dice che sta arrivando. Dice che fa caldo, ma la accompagna Fabio che ha laria condizionata. Dico solo ah che Giulia ha già attaccato, hanno scoperto il corpo di Laura Palmer e il condizionatore si è bloccato. Quando apro la porta Giulia salterella. Mi abbraccia e dice che ce lha fatta, che ce lha fatta per lei e per me, dice che ora non sarà più tutto uguale, nel senso che ora diventerà una stella della televisione e tutti la vorranno in discoteca e in feste così. Mentre parla gesticola, io stringo sempre di più la pallina e sento le unghie che si conficcano dentro la pelle, che fanno male.

Ci sediamo sul divano, neanche si accorge che il condizionatore non funziona più. Incrocia le gambe e inizia a parlare.

Mi è sembrato tutto assurdo. Stamattina alle sette mi chiama Fabio e cosa mi dice? Vieni che ti faccio fare il provino, non gli dico che è tardi perché sai comè lui, poi si arrabbia, dice le solite cose che se voglio sfondare devo avere spirito di sacrificio, che non è solo darsi da fare, ma è proprio cercare di essere umili, cercare di comportarsi per bene. Vabbo, comunque mi chiama Fabio e mi dice di andare alle otto da lui. Mi vesto e vado, ma non risponde nessuno. Allora lo chiamo unaltra volta e lui dice che devo andare subito a Cinecittà che stanno iniziando e che se voglio mi devo muovere. Prendo la metro e quando scendo non ti dico cosa ci sta. Ragazzi vestiti da clown, ballerine che si alzano sulle punte mentre camminano, ragazze che cantano e altre che suonano la chitarra. Cè ne una che sembra quella tua trapezista, quella che ti sogni sempre, e ha un nastro in mano. Le chiedo a cosa le serve ma lei non risponde. Lo lancia in alto e me ne vado. Seguo questa massa di persone fino allingresso di Via Lamaro, penso che ci siano solo loro, ma quando arriviamo il piazzale è pieno di gente. Il cancello è sbarrato e sopra cè il filo spinato, che mi sembra di stare in quel campo di concentramento, che dici sempre che ti fa paura. Chiamo Fabio ma non risponde. Mi avvicino ad una ragazza e chiedo cosa succede, lei mi spiega che stanno tutti a fare i provini e allora le chiedo se anche lei conosce Fabio, lei scuote la testa e tira fuori dallo zaino un libro che non ho mai visto, con la copertina bianca e due scarpette da ballo rosse. Mi dice che sta qua per Chicco, che vuole farsi autografare il libro. Dice che ha pianto leggendolo e che siccome anche lei si chiama Giada e non ha il fidanzato vorrebbe tanto incontrarlo. Lasciamo stare, non ti dico che persone stavano. Cera uno di quindici anni con la mamma al seguito che batteva le mani mentre lui cantava, una che si era messa la bandana in testa e faceva finta di essere Berlu, una ragazzina con la nonna e la sorella gemella con in braccio due cagnolini piccolissimi che piangevano in continuazione, poverelli. Vabbo, comunque ho chiamato Fabio fino a quando non mi ha risposto. Poi mi sono arrabbiata ma lui ha detto che non cè niente da fare, che è successo un casino e che devo fare il provino per davvero, che neppure quel cretino del regista mi può aiutare e che quindi devo fare come tutti. Immaginati tu come stavo io. Sono una campana, non so ballare, insomma, che potevo fare? Fabio allora ha detto che il ballo è un casino, che sono stronzi, e che la cosa migliore era recitare, tipo fare la spigliata e cose così e poi una volta passata ci avrebbe pensato lui. Ci puoi credere che ho fatto la fila? Fatto sta che una volta dentro ci trattavano come bestie, peggio degli altri casting. Ci hanno divisi e mi hanno messo in un gruppo dove la migliore era con un tamburello e una penna nel naso e una che invece era albanese, albanese dico, con i jeans bucati e una maglietta con su scritto qualcosa in inglese, tipo sono la ragazza di Gesù. Caterina prende una sigaretta. Mi viene da vomitare. So che il racconto è ancora lungo. Più lungo di quella volta in cui ha fatto il casting per la Pupa e il Secchione e più umiliante del Grande Fratello. Lo vedo da come gesticola, da come non riesce a stare ferma sulla sedia e gli occhi che brillano, brillano senza ragione. Accende la sigaretta, poi prende il salmone dal frigo e inizia a mangiare.

Ci mettono in questa palestra enorme, con una telecamera e un tizio con il cappellino che ci guarda male. Quelle accanto a me parlano del viaggio, dicono che aspettano da un anno, provano il pezzo che vogliono recitare, si chiedono se è meglio improvvisare. Io resto nel mio angolo, sai come sono, e un paio di ragazzi mi vengono a chiedere il numero. Non ti preoccupare, non do niente. A che mi possono servire? Mentre sto parlando con uno che sembra Tom Cruise con gli occhi storti sento una che urla che cè Francesco Arca, quello del trono, capito chi? Tutte ci precipitiamo davanti allingresso e lui si apre un bottone della camicia, quello poco prima dellombelico, e ci manda un bacio con la mano. Quella dietro di me inizia a urlare e dice che lei vive solo per lui e Gigi. Allora unaltra di Napoli dice che pure a lei gli piace assai Gigi e io resto in silenzio, che non mi va di fare la solita, quella che sì viveva a Napoli ma ne farebbe anche a meno di dire da dove viene e cose così. Poi viene quello con il cappellino e dice che lui ha lavorato con Arca e con tutti i tronisti. Le ragazze applaudono e dicono deve essere stato bellissimo, ti prego raccontaci, dicci qualcosa. Lui allora si toglie il cappellino e si siede sullo scalino, inizia a parlare dei tronisti e delle corteggiatrici. Quella che vive per Francesco dice che ha pianto quando lui ha scelto e le altre, fra cui una con uno short invisibile e tanta cellulite, spiegano che loro stanno solo per Costantino, che ai tempi di Costantino e Alessadra stavano a casa la domenica per vederli da Maurizio Costanzo, ma che gli altri non sono così belli e interessanti. Poi ci chiamano, a me e ad altri dieci colleghi e ci portano in una stanza. Ci fanno sedere in una fila, siamo dieci in fila e Fioretta Mari, sai quella che insegna proprio ai ragazzi della scuola?, sta bevendo un caffé. Cè anche Chicco e quella vicino a me stringe il libro e dice piano, che lo sento solo io, in bocca al lupo Cecilia. Poi ci chiamano a uno a uno. Ci fanno alzare, ci fanno mettere davanti al microfono e ci fanno parlare. Io sono nervosa, mi sudano le mani, ma quella accanto a me dice che bella come sono non possono non prendermi e mi sento più tranquilla. La prima è una ragazza di Casal Pusterlengo che ha la faccia tutta piena di brufoli e i capelli biondi sottilissimi. È così bassa che le devono tirar giù il microfono. Fioretta le chiede come si chiama, quanti anni ha e cose così. Poi le fa dire in dieci modi diversi, che a me sembrano tutti uguali, il nome del suo paese. La fa anche baciare in bocca con un ragazzo e improvvisare una scena damore che viene malissimo perché lei dice che ama un altro ed è fedele. Anche il ragazzo dice che forse è meglio così e quando Fioretta gli chiede di lasciare un messaggio per i giovani lui urla forte, con le braccia spalancate, non drogatevi! e mi viene da ridere e non rido solo perché Chicco mi sta guardando e mi sembra un momento bello. Poi cè una che ha fatto una scuola importante a Torino e le fanno fare la parte del film di Baricco, quello dove cè un pianista su una nave, e lei doveva fare il bambino che guarda la terra e la vede, ma a parte laltezza caveva poco di quel bambino che me lo ricordo bene perché aveva una coppola in testa come quelle che vanno di moda ora e a volte mi chiedo se la moda era partita proprio da quel film. Poi cè una che si chiama Uva di cognome e la Mari le dice che è un grappolo duva e deve descriversi, uno che recita una parte presa da Harry ti presento Sally, una che dice che la vita è una merda e la droga e la migliore soluzione per chi vuole morire e la Mari batte le mani e prende appunti. Poi ci sono io. Quando mi alzo la Mari mi guarda male, mentre Chicco annuisce. Ha quello sguardo, dai, hai capito quale. La Mari mi chiede di dove sono, quanti anni ho, cose così. Io rispondo bene, cercando di essere gentile. La Mari allora mi urla che sono falsa, che sono falsa dalla testa ai piedi, che ho il naso falso, i capelli messi falsi, che sono vestita falsa e male, che ha dei dubbi sulle mie tette, insomma su tutta me. Io capisco, mica sono cretina come quella di prima che ha parlato della guerra nel mondo, che si tratta di una parte da recitare e allora inizio ad annuire, dico che è vero e mi tolgo le scarpe la cintura e mi sciolgo i capelli, mi levo gli orecchini. Lei, mentre mi muovo, urla che così sono bella, che così sono veramente bella e poi mi fa correre, mi fa tirare uno schiaffo alla ragazza che dice che tutto è una merda, mi fa saltare. Poi ci fa uscire tutti, ma succede tutto così veloce che non capisco niente. Quando ci richiamano ci fanno sedere ancora e dicono solo che sono passati un ragazzo con i denti storti che si è toccato mentre recitava e quella che ha detto che la vita fa schifo. Quando esco ci resto un po male ma poi chiamo Fabio e mi dice che non ci sono problemi, che era solo una formalità questo provino. Mi viene a prendere e mi porta in una stanza dove sta la De Filippi che si guarda allo specchio. Ha una maglietta nera strettissima e vedo che è magra, magra da fare schifo. Fabio me la presenta e Maria mi sorride, in quel modo da mamma rassicurante che mi piace tanto. Dice che ha sentito a lungo parlare di me, da Fabio mi immagino io, e che le piace questa mia verve, dice proprio verve. Dice che le belle ragazze non si devono vergognare di essere belle e io le vorrei dire che non mi vergogno, poi penso che doveva aver concordato tutto con la Mari e allora annuisco, e Maria allora mi guarda e mi prendere le mani e indovina, ti prego indovina, che cosa mi chiede? Scuoto la testa. Sulla faccia di Laura Palmer ci sono i titoli di coda. La mano mi fa male e ho sete. Prendo la pallina di carta stagnola e la lancio contro il pavimento. Caterina mi abbraccia stretta e mi sorride. Poi si siede, mi prende la mano.


La corteggiatrice! Mi ha chiesto di fare la corteggiatrice!


Annuisco e mi sforzo di sorridere anche io. Cerco di sedermi sulla sedia, quella del trapezista, della bambina che aspetta la granita, quella del ragazzo con gli occhiali tondi che scuote la testa. Ma la sedia è occupata. Cè mia sorella con un tronista che fa la troia in televisione.


scritto da Shake166 alle ore 16:45 commenta    leggi commenti (3)
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